Breve soria e note sull'Oratorio - Chiesetta di San Donato a Sacconago

Di Augusta Grilli

C'era una volta. Cominciano così le storie, e suscitano in noi la curiosità e il desiderio di sapere. C'era una volta. ..a Sacconago, un piccolo oratorio dedicato a San Donato. E la sua storia non è delle più banali e deludenti ma è ricca di fatti, testimonianze di un passato lontano ma anche abbastanza vicino, storia della vita del paese.
La piccola chiesa occupava lo spazio davanti all'ingresso dell'attuale cinema LUX; l' estremo degrado della costruzione ne giustificò l' abbattimento nel 1954. Oggi restano a sua testimonianza una lapide a mosaico con una menzione e un'immagine di san Donato vescovo oltre alla traccia di una antica porta dell' edificio - una nicchia ad arco nel muro a fianco del LUX - in cui è stato collocato un bassorilievo in terracotta che rappresenta un bambino con l' Angelo Custode.
L' oratorio di san Donato era già menzionato nel repertorio delle chiese milanesi alla fine del 1200 e a quell' epoca quindi si può far risalire la sua costruzione.
La sua dedicazione non è frequente in alta Italia. San Donato fu vescovo di Arezzo nel IV secolo e venerato per le sue virtù e i suoi miracoli, tra cui quello del calice fatto a pezzi dai pagani e da lui riportato allo stato originario. La sua "passio" racconta che fu torturato e decapitato per aver rifiutato di giurare agli dei, un 7 agosto. Secondo Giampiero Bagnetti, eminente studioso di storia medioevale, la dedicazione a san Donato era tipica di gruppi di guerrieri longobardi direttamente dipendenti dal re - gli arimanni - riuniti in punti strategicamente importanti, che lo veneravano come taumaturgo. Alcuni di questi gruppi di militari provenienti dalla Toscana avrebbero introdotto in alta Italia e in area milanese nel VII -VIII secolo il culto di questo santo, che si diffuse poi nelle campagne, forse con l' opera di evangelizzazione dei monaci o forse per la devozione di qualche locale entrato in contatto con gruppi di devoti a san Donato. Ancora oggi san Donato è patrono di due città piemontesi, Pinerolo e Mondovì, di San Donato VaI di Comino in provincia di Frosinone , di San Donato Milanese. E' venerato a Pisa, Firenze, Spoleto, in varie cittadine siciliane. A Sesto Calende si trova un'antica chiesa dedicata proprio a san Donato.
La nostra chiesa di san Donato si trovava all'esterno del piccolo nucleo abitato di Sacconago, lungo una strada che si dirigeva verso Lonate e il Ticino, al bivio con la strada di Novara.
Al tempo di san Carlo l'edificio, lungo circa m. 7,50 e largo circa m. 5,00, possedeva una piccola abside rivolta a oriente che affacciava su una piazza pubblica; al suo interno si riunivano gli Scolari del SS. Sacramento a recitare l'Ufficio della Beata Vergine Maria. Esso però non venne utilizzato solo per le sacre funzioni ma, secondo le necessità, per gli usi più disparati. All'epoca del Borromeo, per esempio, gli abitanti di Sacconago usavano raccogliere in san Donato i grani del miglio; durante le calamità si praticava la carità cristiana donando ai bisognosi infermi tanto grano quanto era il loro peso, fatto che non dispiaceva a san Carlo, il quale però vietava assolutamente che anche le operazioni di pesatura della gente avvenissero all'interno della chiesa.
Negli anni della carestia e della peste del 1630 la chiesa fu protagonista di un fatto di cronaca, ricordato dal canonico Lupi nella sua "Storia della peste": un fraticello di un piccolo convento di Magnago, carcerato perche ritenuto un "untore", confessò di aver "honto" la chiesa di san Donato causando la morte di sei persone di un'unica famiglia. Nel 1868, a seguito di una epidemia di tifo, malattia che ritornava con una certa frequenza tra gli strati più poveri della popolazione, la Commissione Sanitaria lo-
cale decise l'allestimento di un ospedale provvisorio proprio nell'oratorio di san Donato; l'edificio era già servito a tale scopo in anni precedenti poichè garantiva la possibilità di contenere anche 24 letti ed era riconosciuto adatto per la sua posizione e salubrità. Nel 1870 poi la chiesuola venne scelta per ospitare la scuola maschile che allora aveva sede, poco opportuna, in un locale umido e malsano, in una corte che ospitava una bettola.
Nei primi anni del Novecento il parroco don Marelli si fece promotore di restauri radicali: spostò l' altare da oriente a occidente, aprì una nuova porta verso la piazza (dove prima era l' abside, invertendo quindi l' orientamento dell'edificio), chiuse l'entrata laterale; il nuovo oratorio fu benedetto nel 1907 dal cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano. Tra il 1926 e il '28 vennero attuati altri restauri e sulla nuova facciata fu eseguito l' affresco di una Crocifissione. Questa storia non ha un lieto fine. Demolito nel 1954, il suo aspetto di piccolo modesto oratorio ci è tramandato solo da qualche sbiadita fotografia; non ci resta che il rimpianto di non aver saputo valorizzare e salvare una delle più antiche testimonianze religiose del nostro territorio.

Ho riportato integralmente il piccolo saggio di Augusta Grilli apparso sul "canto novo" sinaghino di novembre. Non posso però esentarmi dall'aggiungere qualche commento. "l' estremo degrado della costruzione ne giustificò l' abbattimento nel 1954" dice la Grilli. Non concordo affatto. L'estremo degrado di cui parla non pare proprio potersi evincere dalle "sbiadite fotografie" che ci restano del piccolo edificio. Inoltre, è bene ricordare che ragionando con questa malsana logica (malsana nel senso dell'idea che stette alla base della scelta di abbattere l'edificio, non la considerazione della sig.ra Grilli), sarebbe stato sicuramente opportuno demolire da tempo il colosseo di Roma, l'acropoli di Atene, i templi di Agrigento. Le vestigia storiche vanno conservate, costi quel che costi !.
La realtà è che fu demolito perché qualcuno in paese aveva la fregola di costruire un Cinematografo !
"L' oratorio di san Donato era già menzionato nel repertorio delle chiese milanesi alla fine del 1200 e a quell' epoca quindi si può far risalire la sua costruzione". Altra considerazione molto molto discutibile. Come dire: poiché i primi scritti sulle pietre di Stonehenge risalgono al medioevo, vuol dire che la loro realizzazione risale a quel periodo. In realtà la chiesetta in questione non può che essere datata al medesimo periodo di massima venerazione del santo in questione, che, come ha ottimamente scritto la stessa Grilli, risale all'epoca longobarda. Ai tempi non si costruivano le chiese dedicandole a casaccio, ma sempre sulla base di una intensa venerazione specifica. E' dunque ben più plausibile che la realizzazione della chiesetta risalga agli albori del villaggio. Quindi mi sento di poter ritenere che, con il tipico ritardo con cui i culti giungono nelle sperdute campagne, l'oratorio di S. Donato sia stato realizzato non oltre il secolo XI.
"non ci resta che il rimpianto di non aver saputo valorizzare e salvare una delle più antiche testimonianze religiose del nostro territorio". Giustamente Augusta Grilli usa un eufemismo, e data la sede dell'articolo (Bollettino Parrocchiale) non può fare altrimenti. In queste righe invece dirò altro. Si tratta di un vero e proprio crimine.
Il tipico atteggiamento criminale con cui il nostro passato è stato spazzato via, nella vana illusione che nel "nuovo" vi fosse la verità, la salvezza. Di questo crimine culturale, i nostri padri rispondono alla storia, e con essi la pseudo "intellighentia" dell'epoca e, mi sia consentito, anche il parroco che acconsentì a tale scempio.

Enrico Candiani

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