San Biásu e ul má da gúa



Spesso in passato si attribuivano ai Santi specifiche doti di guaritori o comunque di protettori di determinati organi o determinati mestieri. Santa Lucia per gli occhi, San Biagio per la gola, data la tradizione secondo cui, prima di esser martirizzato, il Santo avrebbe guarito un ragazzo che aveva la gola attraversata da una spina di pesce. Il mal di gola era (come oggi del resto) onnipresente in inverno, e dunque si attendeva la festa di San Biagio e relativa benedizione della gola con grande apprensione. Si formavano croste in gola (angina oppure placche batteriche) che venivano rimosse dal passaggio di un robusto boccone di pan crüscón, ruote di pane giallo che, assieme a qualche (più morbido) michén, venivan portate alla benedizione alla messa mattutina di San Biagio. Il crüscón portava via, ruvido e duro come era, le croste dalla gola, e il michén ripuliva la gola nel caso sanguinasse dopo il passaggio del pane più duro. La mattina di San Biagio ci si trovava tutti in chiesa con pane legato nel mantén o nel sügamàn, che venivan slegati per raccogliere la benedizione, con – puntuale – qualche caduta delle ruote di pane a terra e relativo rotolamento sul pavimento della chiesa. Se a questi aggiungiamo il rabèl provocato dai ragazzi, possiamo ben immaginare quale atmosfera caotica regnasse in chiesa. A quei tempi era proibito portare dolciumi: solo pane ! I contadini avevano a cuore il bestiame come i propri figli e dunque la benedizione che valeva per le persone andava estesa agli animali. Così si dava da mangiare un pezzo di pane benedetto anche agli animali. Esempio di quella fedáscia popolare tipica della nostra gente: magari non proprio “ortodossa” ma certamente viva e genuinamente (e ingenuamente) sentita.

(Liberamente ispirata da scritti di Carlo Azzimonti)

(Enrico Candiani)

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