Pillole Bustocche 4 - Chell a lu sa anca chell cha mèna i michi

16 giugno 2024

Quello, quella cosa, la sa anche quello che porta il pane (i michi, ossia le michette).
Era un modo per indicare una cosa talmente ovvia, talmente risaputa che la può conoscere anche il più ignorante, il più sciocco, il più 'indré' del paese.
Si perchè molto spesso quello che menava i michi era un ragazzino, con nessuna voglia di studiare, che non andava a scuola e che la famiglia voleva a tutti i modi levarsi di torno.
Così lo mettevano nelle mani del prestiné, che in genere aveva due caratteristiche: due mani grandi come badili (per menare adeguati ceffoni allo scapestrato di turno) e ben poca pazienza, lavorando come una bestia e per di più di notte per sfornare il pane al prestén, ossia al mattino presto, ché allora le massaie non potevano permettersi di andare a prendere il pane a metà o fine mattina come avviene oggi.
Dunque, nelle sapienti manacce del prestiné, lo scapestrato veniva presto sgamato delle proprie scarse abilità come panettiere e veniva dunque spedito col carretto, con la bicicletta o, più tardi, sul motofurgone, a portare il pane a domicilio, attività meritoria di un tempo ed oggi in disuso: oggi a domicilio arriva solo Amazon o Deliveroo !

A bordo del proprio mezzo, questi scapestrati ne combinavano di tutti i colori: dal ribaltamento del carico alla consegna sbagliata (ul mistu a chi cha vuéa i michi e ul gialdu a chi cha vuéa ul pan a u oli) a qualche villanzonata verso i clienti o i passanti.
Insomma questo garzoni non avevano – spesso giustamente – una fama di grandi 'sveglioni' ed anzi erano per lo più considerati come dei veri zotici ignoranti duri di comprendonio.

Di qui il modo di dire con cui abbiamo iniziato.


Esempio dei classici motofurgoni utilizzati per il trasporto a domicilio del pane

Nel discorso, quando uno pensava di dire una genialata, ma in realtà stava dicendo una ovvietà, veniva apostrofato non già direttamente come “chell cha mena i michi”, che sarebbe stato palesemente offensivo, ma si girava attorno al discorso dicendo che “chell a lu sa anca chell cha mena i michi”, ossia: “questo lo sa anche chi porta le michette”.
Insomma gli si dava del fanfarone senza apostrofarlo direttamente.
Saggezza di uomini e donne che non risparmiavano stoccate ma cercavano di evitare di alzare troppo i toni in una società nella quale il rispetto era ancora un valore.