Pillole Bustocche 3 - Ar löna

7 giugno 2024

Il grande Carlo Azimonti (1888-1958) ha tramandato attraverso varie sue pubblicazioni, una panzaniga che riguarda un presunto episodio dei tempi andati, in cui una certa vacca, miracolosa, portò scompiglio bevendo una luna (delle tredici annuali) e facedola scomparire. E di come fu necessario fargliela... uscire dal corpo per non provocare un disastro ambientale ante litteram.
L' episodio allegorico è in realtà tratto dalla “Storia della peste avvenuta nel borgo di Busto Arsizio, 1630” – Giovanni Battista Lupi Bisone, testo di grande rilevanza storica. Qui si narra che i saggi della Comunità di Busto, il febbraio 1631, mentre infuriava la peste, ordinarono il riempimento della 'piscina' di Santa Maria. Tuttavia piovve a lungo, la vasca si riempì e gli animali andavano ad abbeverarvisi.
Così facendo mossero l'acqua e il riflesso della Luna sparì. La colpa della scomparsa della luna fu attribuita ad una vacca che aveva - appunto - bevuto dalla 'vasca' di piazza Santa Maria, ingurgitando il riflesso della Luna.
I 'saggi' chiamarono un vecchio per far ricomparire il riflesso della luna nell’abbeveratoio, il quale vecchio somministrò al bovino una pozione, a seguito della quale emise uno “sbroffe di culo”, che ricoprì il vecchio “di mostaccio”.
Mentre erano a tale attività dediti, l'acqua nella 'piscina' si quietò e il riflesso della Luna, come logico, tornò visibile.

Nelle pubblicazioni di Carlo Azzimonti ed Enrico Crespi si dice che “A vàca dul Teureuteuteu l’ha beü ar leuna”. A volte, il nome Teureuteuteu è indicato come Toeutouna o meglio si dovrebbe scrivere: Tötöna.
Per leggere la storia completa si può andare a: "Carlo Azimonti, l'uomo e l'Opera, 1965, pagina 247, oppure "Pagine Bustocche".

Ebbene dove sta l'interesse per questa storia ?
Sta nella locuzione "Ar Löna".
Non dubito che tutti voi avrete sicuramente sempre detto o sentito dire "A Lüna".
La differenza dunque sta nell'articolo, che passa dal classico "a" ad "ar" e dalla parola Luna che passa dal classico "Lüna" ad un meno noto "Löna".


La simpatica vignetta di Marco Torretta
sull' episodio leggendario della Vacca che bevve la luna

Avendo da sempre ascoltato chi il bustocco lo parlava come lingua madre e chi ricordava la panzaniga della vacca senza aver mai letto ciò che era stato scritto dal Lupi nel '600 e dall'Azimonti nei primi decenni del XX secolo, non posso che confermare che indistintamente tutti hanno sempre pronunciato la panzaniga col titolo "A vaca dul Tötöna l'ha beü ar Löna".

Quindi, a dispetto di certi sedicenti esperti del dialetto da strada, che non studiano nulla se non se stessi, è pacifico che ad inizio del XX secolo la panzaniga veniva chiamata con l'arcaico "Löna" e con l'anomalo articolo "ar".
E lo diciamo subito: l'articolo "ar" è una forma arcaica di bustocco, quella che viene ben documentata nel '700, nel più antico scritto sopravvissuto in lingua bustocca.
Ed ecco che come per magia scopriamo - leggendo l'opera del '700 - che l'articolo maschile (oggi "ul") era allora "or".
E l'articolo femminile era non già l'odierno "a", bensì "ra". Nel bustocco del '700 si rinviene sempre "ra".
Troviamo infatti:
"ra firera", "ra patrona", "ra me superbia", "ra so cà".

Per capirci: l'italiano "la" in lombardo diventa "ra".
L'italiano "il" diventa "or".
Per semplificare: la lettera "L" italiana diventa "R" in lombardo, bustocco compreso. E' il fenomeno noto in linguistica come rotacismo.
La lettera "i" si chiude e diventa "o".

Quindi nell'ordine:
  • 1 - i → o
  • 2 - l → r
  • 3 - il → or.

Analogamente la → ra.
Perfetto. Mi direte: allora dovrebbe essere "Ra Löna". Oh, intendiamoci: Löna anzichè Lüna è un chiaro caso di arcaismo, e sul punto torneremo più avanti.

Interessantissimo invece notare che, sempre nel bustocco del '700, troviamo spesso il fenomeno dell'inversione di "ar" con "ra". Ad esempio "ar sabo" (il sabato). Il fenomeno è noto come metatesi, particolarmente studiato nell'ambito delle lingue slave, ma ben noto anche da noi sia pure col passaggio inverso.
Ricordiamo, per tutte, Arconate, in cui avviene la metatesi e "AR" diventa "RA", sicchè nessun bustocco direbbe mai "Arcunà", perchè si diceva "Racunà" (Arconate). A Borsano addirittura: "Ulcuná" (1)

Risolto un enigma passiamo al secondo.
Bene. E perchè dunque, allora, Löna anzichè Lüna ?
In epoca contemporanea, Löna viene usata per indicare il nostro satellite in lingua Ladina, nelle valli montane incastonate fra italia svizzera e Austria.
Ma nel '6/700 ?
In realtà non serve spingersi così indietro. Nel milanese contemporaneo ma 'puro' e arcaico, troviamo la locuzione "Loeuna" che sarebbe poi il Löna della grafia unificata bustocca, in una bellissima composizione di Maria Maddalena Monti denominata "La Loeuna a nascundun".
Lo si trova nel pavese, a Casteggio (Loeuna d' varmèi).
Insomma è una comunissima variante arcaica, che si trova un po' ovunque nella pianura lombarda e persino nelle meno vicine alpi orientali. Nulla di speciale, nulla di particolare. Anche in questo il bustocco è chiaramente una delle (tante) varianti dell'ampia area linguistica celto-latina della pianura padana.

Cosa abbiamo imparato dunque ?
Che "ar" è una forma antica dell'articolo 'la', in bustocco "a", e abbiamo visto tutti i passaggi:
  • 1 - Latino: Illam
  • 2 - Medioevale: La
  • 3 - Tardo rinascimentale: Ra
  • 4 - Metetesi in: Ar
  • 5 - Scomparsa della R e quindi oggi solo A

Abbiamo poi capito che il bustocco non è poi così tanto diverso delle lingue sorelle, quantomeno nelle sue linee fondamentali, e anche certe 'stranezze' come la Löna, sono .. stranezze condivise coi nostri vicini e meno vicini di area celto-latina.
Niente Liguria, in tutto ciò. A genova la luna è Lunna, con allungamento della L iniziale e della N centrale. Altro mondo, altra lingua, altre basi. Altro tutto.

(1) Nota di Mario Colombo