Pillole Bustocche 1 - Sempia e Panzaniga
19 maggio 2024
A Sempia e a Panzaniga.
Sono due modi di raccontare, due modalità di espressione tipiche del bustocco.
Si tratta di racconti più o meno lunghi e complessi, entrambi destinati ad un pubblico piuttosto ampio. A volte questi racconti divengono persino dei veri 'cult' nel bustocco di un tempo: essi si tramandano da padre in figlio e divengono patrimonio comune di tutti i bustocchi.
Il bustocco (inteso come personaggio) classico non era certo un letterato o, come si soleva dire ai tempi: un barbelatu. Chi sarebbe il barbelatu ? Un po di pazienza. Ne parleremo in una prossima puntata.
Dicevamo... il bustocco classico, benchè non esattamente un letterato, non mancava certo (anzi, per certi versi era persino dotato di quantità maggiore di... ) intelletto e saggezza.
Saggezza frutto del paziente ascolto di ciò che avevano combinato le generazioni precedenti, ben cosciente che le caz... ehm... le scemate combinate da chi ha calpestato il pianeta prima di noi ben possono venirci utili per non incappare negli stessi errori, gli stessi danni già fatti da altri.
Perchè se errare è umano, perseverare...
Il Bustocco classico, inoltre (contrariamente a quanto si può esser portati a pensare avendo conosciuto – magari – qualche anziano signore o anziana signora che hanno vissuto la coda della bustocchità, appunto, classica), non era solamente un tipo burbero e severo, sempre pronto a bacchettare i giovinastri delle generazioni più recenti.
Anche i bustocchi – pensate un po' – ridevano di gusto !
Ma siccome per ridere di gusto e per insegnare ai giovani a non fare stupidaggini occorre, come dire..., creare l'occasione ludica da un lato, e didattica dall'altro, ecco che il bustocco non letterato ha inventato due generi di racconti (alcuni resi in letteratura, specie da Carlo Azimonti) che venivano rispettivamente chiamati “A panzaniga” e “A Sempia”.
Va da sé che avrete già capito che a panzaniga è una storia destinata a far ridere chi ascolta il racconto, mentre a 'sempia è un racconto destinato a far comprendere agli astanti come si doveva vivere in modo onesto, corretto, costruttivo.
Sulla parola panzaniga non abbiamo grandi problemi. Essa viene universalmente pronunciata proprio così. E' vocabolo tutt'altro che particolare del bustocco, in quanto lo si trova in tutta la vasta area padana lombarda, a Milano, a Corbetta, ad Iseo.
A Sempia e a Panzaniga.
Sono due modi di raccontare, due modalità di espressione tipiche del bustocco.
Si tratta di racconti più o meno lunghi e complessi, entrambi destinati ad un pubblico piuttosto ampio. A volte questi racconti divengono persino dei veri 'cult' nel bustocco di un tempo: essi si tramandano da padre in figlio e divengono patrimonio comune di tutti i bustocchi.
Il bustocco (inteso come personaggio) classico non era certo un letterato o, come si soleva dire ai tempi: un barbelatu. Chi sarebbe il barbelatu ? Un po di pazienza. Ne parleremo in una prossima puntata.
Dicevamo... il bustocco classico, benchè non esattamente un letterato, non mancava certo (anzi, per certi versi era persino dotato di quantità maggiore di... ) intelletto e saggezza.
Saggezza frutto del paziente ascolto di ciò che avevano combinato le generazioni precedenti, ben cosciente che le caz... ehm... le scemate combinate da chi ha calpestato il pianeta prima di noi ben possono venirci utili per non incappare negli stessi errori, gli stessi danni già fatti da altri.
Perchè se errare è umano, perseverare...
Il Bustocco classico, inoltre (contrariamente a quanto si può esser portati a pensare avendo conosciuto – magari – qualche anziano signore o anziana signora che hanno vissuto la coda della bustocchità, appunto, classica), non era solamente un tipo burbero e severo, sempre pronto a bacchettare i giovinastri delle generazioni più recenti.
Anche i bustocchi – pensate un po' – ridevano di gusto !
Ma siccome per ridere di gusto e per insegnare ai giovani a non fare stupidaggini occorre, come dire..., creare l'occasione ludica da un lato, e didattica dall'altro, ecco che il bustocco non letterato ha inventato due generi di racconti (alcuni resi in letteratura, specie da Carlo Azimonti) che venivano rispettivamente chiamati “A panzaniga” e “A Sempia”.
Panzanega d'on re in dialetto di Crenna. Da: catalogo storico Frati-Sorbelli
Va da sé che avrete già capito che a panzaniga è una storia destinata a far ridere chi ascolta il racconto, mentre a 'sempia è un racconto destinato a far comprendere agli astanti come si doveva vivere in modo onesto, corretto, costruttivo.
Sulla parola panzaniga non abbiamo grandi problemi. Essa viene universalmente pronunciata proprio così. E' vocabolo tutt'altro che particolare del bustocco, in quanto lo si trova in tutta la vasta area padana lombarda, a Milano, a Corbetta, ad Iseo.
Il Panzanigatu è un cantastorie o, per lo meno a Busto - dove cantare non era esattamente nelle corde - un contastorie. Storie che, nell'accezione bustocca, sono principalmente storie allegre, destinate all'intrattenimento e, possibilmente, alla risata.(1)
Sull'altra parola abbiamo qualche problema in più.
Giavini la riporta come Esempia, quindi con la lettera “e” iniziale, e riporta che a Sacconago si diceva Asempia.
Evidentemente però i vecchi sinaghini che ho ascoltato per decenni - alcuni dei quali erano già vecchi per davvero oltre 50 anni fa, e che quindi hanno imparato il sinaghino come lingua madre - di fatto ammutolivano completamente la “a” iniziale, sicchè dicevano “vegn chì cha ta cöntu sü 'na sempia”.
Nessun sinaghino avrebbe mai detto la parola a se stante: “asempia”. Dicevano sempre la parola col relativo articolo ed io non ho mai sentito dire “u asempia”, come dovrebbe essere se la parola iniziasse per “a”, bensì ho sempre sentito dire “a sempia” oppure “na sempia”.
Fatta questa digressione linguistica, veniamo alla sostanza.
Cosa era la “esempia” o “sempia” che dir si voglia ?
Sempre Giavini la definisce “favola”. Ma non è esatto. U esempia, per dirla alla bustocca e non alla sinaghina, è una storia, certo favolistica, ma dai precisi connotati, appunto di esempio, ossia una storia che deve raccontare ai giovani, ai bambini, ma anche agli adulti, un contenuto propositivo, l'esempio di come si deve o non deve fare nella vita.
E', in questo senso, assimilabile alle favole di Fedro o di Esopo: racconti inventati, fantastici anche, ma con il preciso scopo non già di divertire, come la panzaniga, bensì di insegnare qualcosa. Avete in mente la volpe e l'uva ? Ecco quella favoletta ha chiaramente scopo didattico. Essa sarebbe una esempia in bustocco.
Nel dizionario di Carlo Azimonti, infatti, vediamo tradotta la parola Esempia con “apologo”(2) ossia, secondo la definizione che ne fa la Treccani: “Tipo di favola caratterizzato da uno spiccato senso allegorico e morale.”
Parimenti, sempre l'Azimonti, definisce panzaniga con favola, fandonia.
Ecco colta dunque la precisa differenza:
Esempia = racconto con la finalità di insegnare qualcosa (3)
Panzaniga = racconto con la finalità di far divertire
Fonti bibliografiche a cura di Mario Colombo
(1) ull'etimologia di questa parola troviamo ampi riferimenti
Nel dizionario bergamasco-italiano a cura di Carmelo Francia e Emanuele Gambarini, www.ducatodipiazzapontida.it troviamo la voce
- panzànega (che rinvia a: bala). e dunque:
- bala: sf. frottola, panzana, cantafavola, fandonia
UTET Grandi Opere – Accademia della Crusca, Grande dizionario della lingua italiana:
Panzànica: sf. Discorso scipito, chiacchiera futile e banale.
In italiano, panzaniche sono storie che si tramandavano oralmente da generazioni e che ognuno integrava come voleva.
(2) Sempre nel dizionario Utet: Apòlogo, sm. (plur. -ghi) = Racconto allegorico, con fini morali e di ammaestramento.
Voce dotta, lat. apolŏgus, dal gr. ἀπόλογος ‘racconto’.
(3) Francesco Cherubini, Vocabolario Milanese - Italiano>, 1814, Tomo I:
Esempi = Novella. Favola. Racconto. Fola.
Sull'altra parola abbiamo qualche problema in più.
Giavini la riporta come Esempia, quindi con la lettera “e” iniziale, e riporta che a Sacconago si diceva Asempia.
Evidentemente però i vecchi sinaghini che ho ascoltato per decenni - alcuni dei quali erano già vecchi per davvero oltre 50 anni fa, e che quindi hanno imparato il sinaghino come lingua madre - di fatto ammutolivano completamente la “a” iniziale, sicchè dicevano “vegn chì cha ta cöntu sü 'na sempia”.
Nessun sinaghino avrebbe mai detto la parola a se stante: “asempia”. Dicevano sempre la parola col relativo articolo ed io non ho mai sentito dire “u asempia”, come dovrebbe essere se la parola iniziasse per “a”, bensì ho sempre sentito dire “a sempia” oppure “na sempia”.
Fatta questa digressione linguistica, veniamo alla sostanza.
Cosa era la “esempia” o “sempia” che dir si voglia ?
Sempre Giavini la definisce “favola”. Ma non è esatto. U esempia, per dirla alla bustocca e non alla sinaghina, è una storia, certo favolistica, ma dai precisi connotati, appunto di esempio, ossia una storia che deve raccontare ai giovani, ai bambini, ma anche agli adulti, un contenuto propositivo, l'esempio di come si deve o non deve fare nella vita.
E', in questo senso, assimilabile alle favole di Fedro o di Esopo: racconti inventati, fantastici anche, ma con il preciso scopo non già di divertire, come la panzaniga, bensì di insegnare qualcosa. Avete in mente la volpe e l'uva ? Ecco quella favoletta ha chiaramente scopo didattico. Essa sarebbe una esempia in bustocco.
Nel dizionario di Carlo Azimonti, infatti, vediamo tradotta la parola Esempia con “apologo”(2) ossia, secondo la definizione che ne fa la Treccani: “Tipo di favola caratterizzato da uno spiccato senso allegorico e morale.”
Parimenti, sempre l'Azimonti, definisce panzaniga con favola, fandonia.
Ecco colta dunque la precisa differenza:
Esempia = racconto con la finalità di insegnare qualcosa (3)
Panzaniga = racconto con la finalità di far divertire
Fonti bibliografiche a cura di Mario Colombo
(1) ull'etimologia di questa parola troviamo ampi riferimenti
Nel dizionario bergamasco-italiano a cura di Carmelo Francia e Emanuele Gambarini, www.ducatodipiazzapontida.it troviamo la voce
- panzànega (che rinvia a: bala). e dunque:
- bala: sf. frottola, panzana, cantafavola, fandonia
UTET Grandi Opere – Accademia della Crusca, Grande dizionario della lingua italiana:
Panzànica: sf. Discorso scipito, chiacchiera futile e banale.
In italiano, panzaniche sono storie che si tramandavano oralmente da generazioni e che ognuno integrava come voleva.
(2) Sempre nel dizionario Utet: Apòlogo, sm. (plur. -ghi) = Racconto allegorico, con fini morali e di ammaestramento.
Voce dotta, lat. apolŏgus, dal gr. ἀπόλογος ‘racconto’.
(3) Francesco Cherubini, Vocabolario Milanese - Italiano>, 1814, Tomo I:
Esempi = Novella. Favola. Racconto. Fola.