I Lakota - Oglala (Sioux): una spiritualità sorprendente ! - Mettiamo il naso fuori dalla finestra

Mettiamo il naso fuori dalla finestra: La spiritualità dei Lakota Sioux e... il cristianesimo

"....allora, io ero la', sulla piu' alta delle montagne, e tutto intorno a me c'era l'intero cerchio del mondo. E mentre ero la', vidi piu' di cio' che posso dire e capii piu' di quanto vidi; perché stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere. E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un'unica madre e di un unico padre. E io vidi che era sacro... E il centro del mondo e' dovunque "
Alce Nero (Hehaka Sapa)


Alce Nero da Giovane (sulla sinistra) col padre

Questa visione del grande 'uomo di medicina' del Lakota Oglala del ramo Teton (noti come Sioux) rappresenta meglio di ogni altra considerazione ciò che gli Oglala furono: un popolo dal grande e profondo spirito. La spiritualità dei Lakota è così sorprendentemente simile a quella cristiana da rappresentare davvero un paradosso se si pensa a quanto diverse ed incompatibili siano le loro usanze rispetto a quelle degli occidentali, i washiciu.

Nella celebrazione del rito della liberazione delle anime, ossia il momento in cui, dopo un anno di 'lutto', l'anima del defunto veniva liberata per recarsi finalmente al giudizio, troviamo una serie di elementi che i cattolici dalla mente aperta non possono non ritrovare come propri.
I partecipi alla cerimonia dedicano una fumigazione al grande spirito che tutto governa, Wakan-Tanka. Non è forse vero che anche i cattolici eseguono fumigazione mediante incenso bruciato attorno alla bara del defunto ?

Dice Alce Nero, che da qui in avanti chiamerò col nome originale Hehaka Sapa:
"E' bene forse che a questo punto io spieghi che è salutare piangere in quel momento, perché ciò dimostra che pensiamo all'anima e alla morte, la quale giunge per tutti gli esseri e per tutte le cose create, ed è anche segno che ci si sta umiliando al cospetto del Grande Spirito, sapendo di essere come polvere davanti a Lui, che è tutto ed è onnipotente".
Non ci ricorda nulla questo pensiero ?
Dopo aver 'purificato' del cibo particolare (come nella cerimonia della consacrazione), e dopo aver simbolicamente offerto un po' di questi cibo sacro al defunto, "..allora le quattro vergini si preparano a mangiare la sacra carne di bisonte e a bere il succo di ciliegie ma prima si purifica il cibo sopra il fumo della ierocloe, poi il custode della pipa (colui che celebra il rito, ndr) si rivolge alle vergini:
'Nipoti (termine che in lingua Lakota indica non già i nipoti come intesi nelle lingue occidentali, ma le persone, più giovani rispetto a chi parla, alle quali si è legati affettivamente ndr), ora state per ricevere lo «hokshichankiya» (il seme, il cuore spirituale ndr) dell'anima: esso renderà sempre «wakan» (traducibile approssimativamente in 'santo' ndr) voi e i vostri frutti. Nipoti, ricordatevi di spartire il vostro cibo, tutto quello che avete, con i bisognosi, con gli orfani e con i vecchi, che non mancano mai nel mondo'."
Ci ricorda nulla questo pensiero, come formati al cristianesimo ?
E prosegue Hehaka Sapa:
"Ma soprattutto, nipoti mie, non dimenticatevi mai dei vostri quattro grandi Parenti, rappresentati qui dai vostri parenti terreni. State ora per mangiare e bere i sacri frutti della Madre Terra, e così facendo voi e i vostri frutti sarete «wakan». Ricordatevi sempre di questo, figlie mie!" (....Fate questo in memoria di me..... ndr).
E ancora, ci dice Hehaka Sapa:
"Il custode della pipa prende la ciotola piena di cibo e ogni volta che ne mette un poco in bocca a una vergine dice: 'Ricevi nella tua bocca questo cibo. E' dolce e fragrante, è «wakan»' "
(Il pane e il vino: il corpo e il sangue di Cristo.....)

Davanti a questo rito tenero e di profondissima spiritualità, i washiciu, i bianchi, nel solco dell'immensa arroganza ignoranza ed intolleranza religiosa di cui i Cristiani si son dimostrati campioni per secoli, con una legge del 1890 proibirono il rito della custodia dell'anima; venne anche ordinato che in un certo giorno, stabilito dalla legge, tutte le anime custodite dai Sioux dovessero essere liberate. Chiaramente la liberazione delle anime 'per legge' è a dir poco un atto sacrilego per qualunque religione.
Per la descrizione di questo rito come lo si celebrava nel 1882, cfr. Alice C. Fletcher, "The Shadow or Ghost Lodge", in Annual Report of the Peabody Museum vol. III, nn. 3, 4, 1884.


Alce Nero anziano, con la pipa

Ebbene, a rendere straordinaria questa serie di similitudini coi riti cristiani, è proprio l'incredibile differenza di pensiero, persino nella lingua, che passa fra i giudei del I secolo, ove tali riti sarebbero sorti in base alla tradizione cristiana, e i Lakota del XIX secolo.

Qui soccorre uno straordinario lavoro di comparazione linguistica compiuto da uno studioso cui attingiamo a piene mani.

" Saluti Lakota

Non ci sono parole in Lakota per dire “Ciao” o “Buon giorno”. Questi sono saluti usati nel linguaggio italiano/inglese, ma che non esistono in Lakota. Comunque, i traduttori inglesi oggi cercano di tradurre queste espressioni adattandole al Lakota. Per esempio, hanno creato la frase “Hihanni waste”, letteralmente “Qualcosa è andato bene stamattina”, per sostituire “Buon giorno”. Questa frase anglicizzata segue la struttura delle frasi Lakota, ma il significato è leggermente differente dall'espressione italiana “Buon giorno”. In Lakota non è uso comune entrare in una riunione di persone e dire “Buon giorno”. Un madrelingua Lakota saluterà le persone con termini che indicano specifiche parentele." Quindi non si saluta con 'buon giorno, come va ?".
Si farà qualcosa di radicalmente diverso. E così prosegue lo studio:
" Gli uomini diranno “Hau”, seguito dal termine appropriato di parentela. “Hau” viene anche utilizzato per rispondere ad un saluto e per mostrare accordo con chi sta parlando. E' un'espressione maschile di saluto.
Le donne non usano “Hau”. Una donna risponde ad un saluto precedendo il termine adeguato di parentela con “Han”."
Dunque si saluta semplicemente dicendo "fratello, sorella, cugino, padre madre....".
Ma cosa fanno in realtà i Lakota ? Quando usano le parole equivalenti a 'fratello, padre cugino' indicano.... qualcos'altro.
E vediamo cosa precisa l'autore dello studio comparatistico.
" Facendo pratica con la filosofia inerente a questo tipo di linguaggio, tu saluterai le altre persone con un termine di parentela. Siccome i termini relativi ai cugini sono i più comunemente usati, inizieremo con quelli. Così come l'uomo ha un diverso genere contraddistinto dalla finale delle frasi, domande e comandi, egli utilizza anche termini specifici relativamente a parenti femminili o maschili, che si differenziano dai termini usati dalle donne. Allo stesso modo, la donna ha dei termini suoi per indicare le relazioni di parentela.
Anche se per noi sembra strano, lei o lui viene salutato come un parente. Secondo la mentalità Lakota, questa filosofia è estesa oltre la famiglia, anche agli estranei. Se vi è incertezza sull'età, vengono usati i termini relativi ai cugini:

Termini maschili per esprimere cugino o cugina
Tanhansi verso un altro maschio
Hankasi verso una femmina


Termini femminili per esprimere cugino o cugina
Sic'esi verso un maschio
Cepansi verso un'altra femmina"

Dunque, nella mentalità Lakota, quando si saluta qualcuno lo si tratta come fosse un parente, sempre. E, cosa ancor più incredibile per noi che usiamo lingue indoeuropee, lo stesso termine cambia se a pronunciarlo è un uomo o una donna.
e così cugino sarà:
Tanhansi, e a pronunciarlo è un uomo e
Sic'esi se a pronunciarlo è una donna.

E cugina sarà:
Hankasi se a pronunciarlo è un uomo e
Cepansi se a pronunciarlo è una donna.

Ci rendiamo conto ? è uno schema mentale del tutto incompatibile col nostro. Noi washiciu non possiamo in alcun modo comprendere un Lakota nel profondo della sua spiritualità e modo di vivere e questo ha reso terribile lo scontro fra le due civiltà.
Eppure, questo popolo diametralmente opposto a noi nel modo di essere e pensare, ha elaborato riti che sono sorprendentemente simili se non a volte persino identici a quelli dei giudei cristiani del mediterraneo.

Esempio di vocabolario Lakota

C'è da riflettere e forse è il caso di concludere che il messaggio giudaico-cristiano non è così 'unico' come si vorrebbe credere, ma si cala perfettamente nella spiritualità che tutti i popoli 'evoluti' sul piano della riflessione non materialistica hanno elaborato.

Questo breve studio vuol invitare tutti a non limitarsi ai ricordi lasciati dalla filmografia sul west americano, e ricordarci che, oltre a grandi guerrieri come Cavallo Pazzo (Ta shunka witko), Toro Seduto (Tatanka yotanka) e Nuvola Rossa (Maphyia luta), esistono tanti altri uomini meno noti, come, ad esempio, Capo Giuseppe (Hinmaton Yalaktit) - appartenuto però ai Nasi Forati e che tentò l'emulazione della grande 'fuga' di Toro Seduto - e soprattutto esiste un fortissimo pensiero spirituale.

Ancora una volta, mettendo il naso fuori dalla finestra possiamo capire qualcosa in più di noi stessi e dell'umanità tutta. Siamo diversi. Spesso non possiamo vivere integrati, tali sono le differenze. Eppure ci sono incredibili assonanze nel pensiero fra popoli fra loro del tutto incompatibili.


I territori Lakota, Crow e Cheyenne

Altri articoli della serie: "mettiamo il naso fuori dalla finestra"