Vita quotidiana a Sacconago ai tempi di San Carlo Borromeo



La gente delle nostre parti, intendo dire della vecchia pieve di Olgiate Olona (siamo nella seconda metà del Cinquecento), dovette creare non pochi problemi al grande Carlo Borromeo, costretto a confrontarsi con le violazioni, più o meno palesi, dell' osservanza del precetto festivo; e sappiamo quanto lui ci tenesse e fosse intransigente, e molto di più con i parroci.
Quando il santo cardinale venne da noi nel 1582, due anni prima della morte, trovò una parrocchia di circa 450 anime con un parroco ottantenne, che sarebbe poi durato fino a 99 anni. (1502-1601). Il rev. don Vespasiano Arrigoni, tale era il nome del nostro vecchio sacerdote, con ogni probabilità conservava tra le sue carte, o ne era a conoscenza, la: "Nota su tutte le cose che sono contra l' osservatione della festa per la pieve di Olgià Olona, Gallarà et Dairago e delle cose che moveno dubbio se siano contro l' osservatione della festa o nò"
La "Nota "è del 1572, l'estensore, certamente incaricato da San Carlo, è ignoto. Il parroco sapeva bene quanta parte della "Nota" toccasse i suoi Sinaghini e nell' attesa della visita pastorale l' aveva riletta più volte: " Portano a macinare il grano ai mulini di Domenica e anche a Natale e Pasqua " I contadini "...al tempo che è tagliato il grano vanno le feste a legarlo nel campo " "Come hanno il fieno tagliato nel prato et specialmente l'ultimo, vanno la festa a rivoltarlo et il conducono anco a casa " Quando è il tempo "delle vendemmie conducono dell'uve a casa il dì della festa et si và anche al torchio a premerle " Allora le massaie cocevano il pane per tutta la settimana, ma capitava che rimanessero senza il giorno di vigilia e lavorassero tutta la notte del sabato ed anche un poco della domenica "...per il che molti non odono la messa " E sempre le nostre donne, nelle feste degli Apostoli ( allora di precetto) e in altre: "...lavano dei panni, sfogliano il filo, ordiscono la tela, imbiancano la tela, mettono a secar il grano che vogliono dar al molino il dì seguente " .
(A proposito di tela è da sapersi che in quegli anni a Sacconago su 103 maschi adulti ben 32 erano tessitori; seguivano 25 agricoltori ed altre professioni e mestieri tra cui 1 notaio, l sarto, l legnaiuolo, 1 muratore, 1 fabbricante di scarpe). Continua la "Nota" "Gli osti dei bettolini, peste delle povere anime, consumano il dì della festa in apparecchiar da crapulare a chi gli va per casa " " Li sarti si sa come lavorano la notte della vigilia et un pezzo della festa" "Alla festa di S. Michele et di S. Martino ne i quali tempi si muta casa secondo l 'usanza dei lochi, si lavora tutto il giorno come si fa anche a Milano "
Quanto ne aveva, il nostro don Arrigoni, da portare a conoscenza e da sottoporre al giudizio del suo cardinale. Ad esempio: come giudicare quei che devono essere al mercato il lunedì e per essere sul posto devono partire la domenica ?
E come giustificare quelli che hanno mercato il sabato in luoghi lontani e non possono essere di ritorno per la domenica. ..e intantu a messa la và 'n süi brochi ? (L'ha detto proprio con questo dialetto sinaghino che dal Cinquecento non è mai cambiato).
Ci sono anche i creditori che vanno riscuotere la domenica perche, affermano loro, i debitori si trovano in casa più facilmente quando è festa.
Aggiungete anche: " I tessitori di panni et lana et altri poveri artigiani simili (ricordate che a Sacconago erano più di trenta) che lavorano per altri vanno la festa a portar I' opera che hanno fatto a casa dei padroni, a tor della materia che manca per compir l' opera"
Sono poveri e non possono permettersi di perdere una giornata di lavoro; però perdono la messa.
E già che ci siamo mettiamoci anche i contadini che quando nella bella stagione nutrono il bestiame con erba fresca, falciano i prati in giorni festivi perche durante la settimana incombono altri raccolti e "non possono attender a tagliare la detta herba la vigilia et che sono sforzati a farlo il dì di festa per non far patire le bestie di fame" E come la mettiamo quando nei periodi dei bachi da seta " anche di domenica si coglie della foglia dai moroni perche la pioggia della vigilia li ha impediti o perche credevan d' averne colta a sufficienza e invece nò ? ( Crispa! Mi màngian sti bügati) Anche questo è dialetto sinaghino del Cinquecento ) Può anche capitare che "...alcuni averanno il vino in tino" e se durante la fermentazione le vinacce dovessero tracimare dal recipiente e si rimandasse la spillatura perche è domenica, il vino potrebbe diventare "forte o patirà di bontà, si che dicono di essere forzati a cavarlo quel giorno " . Insomma si trattava di scegliere: o manda in malùa ul ven o manda a mèsa sül campanén. Il severo e scrupoloso censore che aveva steso la famosa "Nota su tutte le cose che " ne aveva per tutti. Per i macellai, per "i prestinari che fanno il pane da vendere e qualche volta cuoceno le feste ". ; persino 'per li Curati che riscuotono le primitie e le decime il dì della festa "
Cosi andava il mondo allora. E io penso alla nostra piccola comunità cinquecentesca. Mondo ridotto e chiuso nella sua povertà materiale e culturale, breve raccolta di anime sostenute da antiche convinzioni cristiane e da pratiche di devozione semplice e ripetitiva. Un rosario di fatiche, un vivere insicuro tra paure di carestie e di pestilenze.
Il parroco Vespasiano Arrigoni, quel giorno del 1582, andò incontro al severo e pur misericordioso Borromeo. Teneva in cuore il timore del rimprovero e in mano un elenco dello "Stato delle anime" della sua Sacconago. Lo porse al santo e disse: -Eminenza abbia la com- piacenza di leggere-
Lui lesse: -Nella casa di Balsarino Toia abita:
Balsarino stesso de anni 40 Agricoltore
Jouanina, sua moglie " 34
Elisabetta sua figlia    " 13
Jacomo suo figliolo     " 11
Batta suo figliolo         "  9
Antonio suo figliolo     "  7
Pietro suo figliolo        "  5
Francesco suo figliolo  "  3
Casparro suo figliolo   "  1

Il vecchio parroco aggiunse: -Eminenza, le famiglie della mia parrocchia sono quasi tutte così-
Può darsi che non sia vero niente di questo colloquio. Infatti l'ho inventato io. Ma conoscendo gli attori in scena è molto probabile che così abbiano recitato.

Ginetto Grilli

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