Si tratta di un edificio che attualmente svolge anche la funzione di Tempio Civico.
Voluta dal canonico curato Benedetto Landriani nel 1710 (posa della prima pietra il 26.7.1710), ad uso dei contadini delle cascine sulla strada che da Busto (porta Milano) portava a Fagnano e nella Valle Olona. Era leggermente decentrata e fuori dal borgo, anche se vi si giungeva attraverso un già ampio viale. Fu inaugurata nel 1712, ma già dopo soli tre anni fu allungata e resa più vasta.
Il nome si deve alla immagine, ritenuta miracolosa, già appartenente ad un vicino cascinale, e che venne incastonata al centro della pala d'altare dedicata a San Giuseppe e S. Anna.
La chiesetta venne affidata agli Oblati missionari di Rho, i quali però la spogliarono di oggetti preziosi, portando via un quadro di s. Giuseppe. Successivamente, la Scuola dei Poveri destinò ad altra chiesa l'altare e i cancelli di marmo.
Per tutto il settecento era aperta solo la domenica per la celebrazione di due messe.
Nel 1802, in epoca di irrazionale anticlericalismo Napoleonico, fu sconsacrata e destinata a servizio di magazzino per il deposito della polvere da sparo dell'artiglieria leggera italiana; venne riconsacrata solo nel 1831 assieme ad altre quattro chiese. Solo nel 1880 si provvide ad un restauro voluto dal prevosto mons. Tettamanti, il quale incaricò l'arch. Maciacchini (che stava lavorando in s. Maria) e il pittore lecchese Luigi Tagliaferri, coadiuvato dallo scenografo Giuseppe Tencalla.
Da allora però la chiesetta venne abbandonata perché si trovava in un punto stradale 'infelice', sicchè venne considerata impedimento al traffico. Da stupirsi che non venne demolita, fu nuovamente restaurata per esser adibita a tempio civico.
Una descrizione della chiesa è ricavabile dalla visita pastorale del card. Pozzobonelli nel 1753: da essa sappiamo che era dedicata a s. Maria “sub titulo Visitazionis, nec s. Joseph et Anna”. Ecco perchè tuttoggi è meglio nota come la 'chiesetta di Sant'Anna".
Il Roggia, nel 1965, così descrive la chiesa: “La facciata è ornata di un piccolo protiro sostenuto da due colonne con capitelli di ordine dorico e coperto da un tetto a tegole con quattro spioventi.
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Tutto l'edificio, in laterizio, è ornato all'esterno da lesene e termina con un tiburio ottagonale che nasconde anche la cupola interna. L'architettura è suddivisa in due ordini ben distinti, da un robusto cornicione che corre tutto attorno all'edificio, separando il muro perimetrale dal tiburio. Su ogni facciata si apre una finestra. Si accede all'interno da due ingressi e precisamente da quello principale e da uno secondario situato sul fianco orientale. Le porte in legno sono liscie. Annesso alla chiesetta c'è un piccolo campanile adorno di molte lesene con doppio tetto.
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La chiesa all'interno è compartita in ottagono, con lesene ripiegate agli angoli, terminanti con capitelli corinzi in oro e stucco. Sopra i capitelli corre il cornicione che separa la cupola emisferica molto ribassata e coperta da un affresco, dal resto delle pareti. La cupola si immette nel corpo perimetrale mediante quattro pennacchi, anch'essi coperti da affreschi. L'interno è molto luminoso. All'interno, più che all'esterno, si nota che la chiesa ha subito restauri: è stato rifatto il pavimento, in parte le pareti, restaurati gli affreschi dei pennacchi, della volta e dell'abside. I quattro lati angolari portano ciascuno quattro statue di santi.
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Di fronte all'ingresso si apre l'abside quadrata.“
La decorazione pittorica è ascrivibile a Salvatore Bianchi e a suo figlio Francesco Maria, e raffigura la vergine in gloria e le sue virtù. Di autore ignoto settecentesco è la pala d'altare che rappresenta il matrimonio di Maria con Giuseppe.
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fonti:
  • Paciarotti, La chiesa di s. Maria delle Grazie, esercitazione di storia dell'arte Università di Milano 1969.
  • Paciarotti, S. Maria delle Grazie, ora s. Anna, in almanacco della famiglia bustocca 1965.
  • Andrea Giani, La Pieve dell'Olona.
  • A. Spada, F. Bertolli e altri: Busto Arsizio, Architetture Pubbliche, 1997.





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