BRUNO BISTERZO: GRANDE PUGILE BUSTESE

BRUNO BISTERZO Padova dicembre 1914 - Parabiago maggio 1955

Campione assoluto, indiscusso, dal cuore d’oro. Ancora ragazzo venne ad abitare a Busto.
Trovò lavoro dal Pozzi Mobili (ul Ciapen): ore tante e paga scarna peraltro d’uso a quei tempi.
Voglia di vivere di emergere ed allora sotto alla palestra di via Concordia allenamenti durissimi sotto lo sguardo severo del Lucio (Papagni) e del Natalen (De Bernardi) affermato pugile degli anni trenta.
E la mattina di buon ora verso le cinque a far fiato e gambe per le vie della periferia seguito da un paio di fedelissimi tra cui Ul Cicuren a battergli il tempo. E progressi a vista, indiscutibili. Svelto, saltellante, imprendibile, jab di sinistro pronto e micidiale al fegato dell’avversario.

A ventisette anni al teatro Sociale di Busto gremito fino all’inverosimile di folla urlante tanto da far temere il crollo della vecchia piccionaia mise sotto l’anziano Otello Abbruciati e si cinse della corona di Campione d’Italia e due mesi più tardi tolse la corona Europea al campione tedesco Blaho.
Poi il 26 novembre dello stesso anno Asensio Botta gli tolse entrambe le corone sferrandogli un colpo malandrino all’occhio. BRUNO non disarmò, tornò in palestra, sudò molto ed un mese dopo si aggiudicò l’incontro di rivincita con Botta, riconsacrandosi solamente campione d’Italia.
Dal 1943 al 1947 Bruno Bisterzo guadagnò più volte la corona d’Italia.
L’8 maggio 1943 riconquistò il titolo battendo sonoramente a Lucca Roberto Proietti e lo tenne sino 16 aprile dell’anno seguente allorchè venne sconfitto da Aldo Minelli in quel di Modena.
A quest’ultimo ritolse il titolo il 23 dicembre 1945, cedendolo a sua volta a Proietti il 26 maggio 1946 riconquistandolo nello stesso anno a spese di Fusaro.
Infine nel 1947, ormai trentatreenne, nel corso di uno sfortunato incontro a Vercelli, lasciò definitivamente la corona nazionale dei pesi leggeri. Poi lento ed inesorabile il declino di un atleta che sicuramente avrebbe potuto negli anni rampanti trovare miglior fortuna se avesse potuto combattere sui ring americani e non lo fu, per la guerra.
L’ultimo match lò disputò a Viareggio nel 1950 contro De Caro; si fratturò anche un polso.
Modesto, ben voluto, amico di tutti, trovò occupazione quale fattorino dall’amico Luigi Giani e svolse le nuove mansioni con la stessa generosità che lo contradistinse sul ring.

A quarantun anni la tragica fatalità: solitamente fuori sede andava in treno; quel giorno, forse per fare più in fretta, volle usare la motoleggera della ditta.
Al ritorno, alle porte di Nerviano, andò a sbattere contro una macchina. Un urto frontale, violento, agghiacciante: rimase sull’asfalto a pochi chilometri da casa fra gente sconosciuta che lo riconobbe subito, Lui il campione di Busto.
Gente che capì e sentì la disperazione di quanti di Busto subito accorsero. Arrivò la moglie...voleva vedere il suo Bruno.. ma il Lucio gli si fece incontro, piangente...l’abbracciò ed a forza la portò via. Non poteva vedere il suo Bruno sin quando mani pietose non avessero lavato e ricomposto quel volto caro che aveva una sua bellezza malgrado i colpi, i tanti colpi rimediati sul ring.

Piansero in tanti..... c’era tutta Busto.... autorità.... tifosi.. amici.... comuni cittadini i gagliardetti delle società sportive bustesi listate a lutto, la totale presenza delle maestranze della Officina Giani con alla testa il patron ed amico Luigi Giani, i pugili Orlandi, Spoldi, Giannelli, Loi, Bosisio, Ricci, Formenti, Scodro e fiori...tanti, corone..e l’amico Dado Como lesse estremamente commosso e piangente il trafiletto di Som pubblicato dalla Prealpina che citava:
“ Bruno non alzare il braccio...è un colpo basso ..... un colpo della sfortuna....”
Un’intera città che non dimenticava che gli aveva dato lustro conle sue gesta sportive. Un uomo buono e semplice... un atleta che sapeva battersi per ideale sportivo.

Giorgio Giacomelli.

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